L’insostenibile cultura del reso: l'impatto sull'ambiente e sui piccoli retailers - Xtribe blog
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L’insostenibile cultura del reso: l’impatto sull’ambiente e sui piccoli retailers

Reso facile e gratuito: pro e contro

Inizio 2020, Italia: i consumatori online sono aumentati di ben 2 milioni e secondo una ricerca di Havas, nel post-Covid, 9 italiani su 10 continueranno a prediligere l’online ai negozi fisici.

All’impennata degli acquisti online, è seguita quella dei resi.

La possibilità di restituire un prodotto comprato online in modo semplice e gratuito, anche parecchi giorni dopo l’acquisto, è oggi un elemento imprescindibile per il consumatore, oltre ad essere anche un punto di forza per gli e-commerce: la possibilità del reso spinge anche gli utenti più indecisi e dubbiosi a portare a termine l’acquisto senza stare a pensarci troppo su. 

Il problema infatti, sta nelle nuove abitudini di acquisto non sostenibili, non nel reso in sè.

Oltre a spingere anche i più indecisi all’acquisto, la possibilità di rendere un prodotto permette agli e-commerce di avvicinarsi ai vantaggi offerti dal negozio fisico in cui si può scegliere la taglia, cambiarla, provare l’articolo ecc. 

Il reso, ovviamente, gioca anche a favore del consumatore online che ha la garanzia, nel caso in cui il prodotto non corrispondesse alla descrizione, fosse fallato o semplicemente non di suo gradimento, di poterlo restituire e venire rimborsato.

Abitudini di acquisto insostenibili

Secondo una ricerca dell’Internet Retailer, le ragioni più comuni per cui un acquirente abbandona il suo carrello virtuale senza terminare l’acquisto, sono in primo luogo le spese di spedizione, seguite dal dover creare un account per poter acquistare e dalla poca chiarezza sulle politiche di reso. 

Addirittura, «molti hanno un’avversione così sentita al pagamento della spedizione che comprano articoli più costosi o aggiungono altri prodotti al carrello pur di raggiungere l’importo minimo per la consegna gratuita».

I protagonisti del reso

Negli ultimi tempi si sono fatte strada diverse tipologie di consumatori online che stanno rendendo i resi una vera e propria trappola per i venditori.

Abbiamo il compulsive shopper, che fa acquisti pazzi ma una volta arrivata l’enorme quantità di merce ordinata, si lascia sopraffare dai sensi di colpa e restituisce tutto o quasi.

Il wardrober acquista un capo per indossarlo a un evento o postarlo sui social con l’#OOTD (outfit of the day) e restituirlo poco tempo dopo.

Infine il bracketer è quello che acquista diverse taglie o colori dello stesso capo, riservandosi il diritto di provare tutto e tenere solo ciò che gli sta meglio.

Impatto sui piccoli/medi e-commerce

Di recente, il colosso delle vendite online Zalando, ha affermato che in media, gli articoli restituiti sono circa il 50% del totale delle vendite della piattaforma.

Ma se i grandi retailer online possono permettersi di spalmare i costi dell’enorme mole di resi su un fatturato miliardario, quali sono invece le conseguenze di questa nuova “cultura del reso” sulle piccole/medie realtà di business? 

Gravissime: questa categoria di venditori soffre moltissimo l’adeguamento forzato all’esperienza di shopping fornita dai grandi rivenditori e non ha i mezzi per far fronte allo sfrenato ricorso al reso ed è costretta a soluzioni drastiche, quali ad esempio i resi a pagamento, che costituiscono però un forte disincentivo all’acquisto.

Impatto ambientale del reso

Oltre all’impatto devastante sui piccoli e-commerce, la sempre crescente mole di resi ha anche un forte impatto sull’ambiente. 

Il trasporto è la prima fonte di inquinamento. A causa dei resi, i corrieri fanno più del doppio degli spostamenti: portano il pacco, tornano a riprenderlo e ne portano successivamente uno diverso.

Anche il packaging risulta altamente inquinante: l’enorme quantità di scatole di cartone e involucri in plastica che vengono generati nel processo di restituzione sta diventando un problema anche per le città, costrette a far fronte a quantità sempre maggiori di rifiuti.

Secondo i dati riportati da Vogue Business nei soli Stati Uniti i resi creano più di 5 miliardi di dollari l’anno in rifiuti che finiscono nelle discariche e più di 15 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio: «in pratica l’equivalente dei rifiuti prodotti annualmente da 5 milioni di persone».

Xtribe: una soluzione sostenibile

Per fare fronte alle esigenze dei consumatori e per attenuare la tragica questione dell’impatto ambientale dei resi, noi di Xtribe proponiamo una soluzione sostenibile sotto svariati punti di vista che approfondiremo nella seconda parte dell’articolo. Stay tuned!

 

Fonti:

https://www.qapla.it/blog/ecommerce/resi-ecommerce-sostenibilita/

https://acquisti.corriere.it/editoriale/insostenibile-costo-dei-resi-uno-studio-rivela-i-dati-allarmanti/ 

https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/moda/2019/11/26/moda-linsostenibile-costo-dei-resi_48c26247-3698-45c5-be48-377335c83558.html 

https://www.ilpost.it/2016/12/26/resi-gratuiti-ecommerce/ 

https://www.ilpost.it/2021/01/12/shopping-online-resi/ 

https://www.investireoggi.it/economia/i-resi-degli-acquisti-online-diventano-un-inferno-per-ambiente-e-piccoli-negozi/ 

https://www.omniaweb.it/blog/ecommerce-o-negozio-fisico 

 https://www.rivistastudio.com/resi-gratuiti-costo-ambientale/ 

https://www.digital4.biz/supply-chain/supply-chain-trends/ecommerce-le-strategie-per-gestire-i-resi-dai-negozi-fisici-alle-soluzioni-digitali/ 

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